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In questo blog vorrei condividere le novità di NaturaMente e alcuni spunti per scoprire come la mindfulness può accompagnarci nella vita di tutti i giorni,  come i suoi legami con la neurologia, l’ecologia e la spiritualità.

Questi articoli sono sempre pensati per ispirarvi a coltivare curiosità e gentilezza.

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Mindfulness e quotidianità

Scoprite come integrare la consapevolezza nella vostra vita quotidiana. I nostri consigli pratici e le nostre riflessioni vi aiuteranno a trovare pace e serenità nel trambusto quotidiano. Imparate a essere presenti e ad assaporare ogni momento.

Traduzione del inglese di Anne Herbert in italiano e in francese:

Traduction de l’anglais de Anne Herbert en italien et en français :
“Practice random kindness and senseless acts of beauty.”

« Faites preuve de gentillesse au hasard et accomplissez des actes de beauté gratuits. »

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Ancora una volta, aprendo il giornale, mi viene voglia di richiuderlo.
Ancora una volta sento questa angoscia nel profondo: quale futuro per i nostri figli?

A volte la mia mente vorrebbe scegliere di voltarsi dall’altra parte, per proteggere il mio equilibrio mentale. Per proteggere i miei figli da una realtà impossibile da accettare e che già li tocca. Una realtà che riguarda tutti noi, in modo più o meno diretto.

Una realtà che irrompe nella nostra quotidianità: attraverso i media, nel postale, sui nostri smartphone con le notifiche, alla radio, nelle conversazioni, ovunque. Che la cerchiamo oppure no, arriva fino a noi, fino ai nostri figli. Una realtà onnipresente che suscita in me una profonda tristezza e paura per tutte le persone colpite, ferite, in lutto. Ogni giorno mi sveglio e penso a loro. Ogni giorno misuro la “fortuna” che ho di svegliarmi in un luogo che, ancora oggi, è in “pace”, dove posso crescere i miei figli con serenità, senza temere ogni secondo per la loro sicurezza.

Eppure la paura rimane in fondo a me, come un filtro che colora la mia giornata, discretamente, a volte senza che me ne accorga. E c’è anche questa sensazione di impotenza di fronte a una realtà troppo violenta e così vicina. L’impressione che il problema sia troppo grande, troppo complesso, impossibile da influenzare. Che non possiamo farci nulla.

Ma è davvero così?
Davvero non possiamo fare nulla?

Il piccolo colibrì della parabola resa popolare da Pierre Rabhi non ci invita proprio ad agire, ciascuno alla propria scala, anche se il nostro gesto sembra minuscolo?

Allora, la mia parte, dov’è? Che cosa posso fare?

Posso educare i miei figli alla gentilezza. E provare anch’io, ogni giorno, a scegliere la gentilezza verso gli altri — e anche verso me stessa — evitando per quanto possibile di alimentare risentimento, avversione e incomprensione. Scegliere di cercare di capire piuttosto che giudicare. Scegliere di conoscere ciò che mi fa paura o che non conosco, invece di temere la differenza e l’ignoto.

Ricordarmi, nei giorni più difficili, che «come me, questa persona cerca la felicità», che «come me, desidera la pace e la serenità». Cercare ciò che ci unisce, piuttosto che ciò che ci divide e incontrare l’altro nella sua umanità.

Perché la pace comincia da noi stessi, nei nostri cuori e in ciascuna delle nostre azioni. Perché davanti a ogni nuova situazione possiamo riprovare, ricominciare, scegliere ancora.

Comincio da lì, un passo dopo l’altro, un istante dopo l’altro.

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Encore une fois, en ouvrant le journal, j’ai envie de le refermer.
Encore une fois, je ressens cette angoisse au fond de moi : quel avenir pour nos enfants ?

Mon cerveau voudrait parfois choisir l’évitement afin de protéger mon équilibre mental. Afin de protéger mes enfants d’une réalité impossible à accepter et qui les affecte déjà. D’une réalité qui nous affecte tous, de manière plus ou moins directe.

Une réalité qui percute, qui nous arrive par les médias dans le car postal, sur nos smartphones à-travers les notifications, à la radio, dans nos discussions, partout. Qu’on la cherche ou pas, elle arrive à nous, à nos enfants. Une réalité omniprésente qui génère en moi une profonde tristesse et peur pour toutes les personnes touchées, meurtries, endeuillées. Chaque jour je me réveille et je pense à eux. Chaque jour je mesure la « chance » que j’ai de me réveiller dans un lieu qui aujourd’hui encore est en « paix », dans laquelle je peux élever mes enfants sereinement, sans avoir peur à chaque seconde pour leur sécurité. Mais la peur persiste au fond de moi, comme un filtre qui colore ma journée, discrètement et parfois sans que je ne m’en rende compte. Et il y a aussi cette sensation d’impuissance face à une réalité trop violente et si proche. Cette impression que le problème est trop grand, trop complexe et impossible à influencer et que nous ne pouvons rien y faire.

Mais est-ce vraiment vrai ?
Ne peut-on vraiment rien faire ?

Le petit colibri de la parabole popularisée par Pierre Rabhi ne nous incite-t-il pas justement à agir chacun à notre échelle, même si cette action semble minuscule ?

Alors, ma part, où est-elle? Que puis-je faire ?

Je peux éduquer mes enfants à la gentillesse. Et essayer, moi aussi, chaque jour, de choisir la gentillesse envers les autres — et aussi envers moi-même — et d’éviter autant que possible de nourrir le ressentiment, l’aversion et l’incompréhension. Choisir d’essayer de comprendre plutôt que de juger. Choisir d’essayer d’apprendre à connaître ce qui me fait peur et ce que je ne connais pas, plutôt que d’avoir peur de la différence et de l'inconnu.

Me rappeler, dans les jours plus difficiles que, « comme moi, cette personne cherche le bonheur », que « comme moi, elle aspire à la paix et à la sérénité ». Chercher ce qui nous unit plutôt que ce qui nous éloigne et rejoindre l’autre dans son humanité.

Parce que la paix commence par nous-mêmes, dans nos cœurs et dans chacune de nos actions. Parce que devant chaque nouvelle situation nous pouvons réessayer, recommencer, choisir à nouveau.

Je commence par là, un pas après l’autre, un instant après l’autre.

 

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